Dopo l'estate
Gli allium sono passati al seme e restano in piedi così, perché la forma vale quanto il fiore. Le stipe sono asciutte da settimane. Da maggio non è stata data acqua a niente.
Un versante che scende al mare per fasce, su una terra che l'acqua attraversa senza fermarsi. Il racconto di un giardino, scritto mentre accade.
Non c'è impianto di irrigazione, e non ci sarà.
Costa della Liggia, Zoagli: una strada che non porta altrove e finisce davanti al cancello, e da lì il versante che scende per fasce, trattenute da muri alzati pietra su pietra da qualcuno che non c'è più. Sotto, il flysch — arenarie e marne posate di traverso — dà una terra sottile e sub-acida, svelta a lasciar andare l'acqua e altrettanto svelta a scendere con lei.
Non è un terreno che si convince. Si asseconda: pacciamare anziché rivoltare, attendere la pioggia anziché anticiparla, lasciare che sia l'estate a scegliere. Quello che a settembre è ancora in piedi ha già detto tutto quello che c'era da sapere.
Sotto gli olivi che c'erano già, il giardino è tutto costruito su una pacciamatura di pietrisco: trattiene l'umidità della notte, tiene giù le infestanti e non chiede nulla in cambio. Sopra, solo piante che in questo clima sanno cavarsela da sole — stipe, santoline, tulbaghia, allium, finocchio selvatico, lavande.
Si va per opere chiuse, una alla volta, senza aprire la successiva finché la precedente non ha passato un inverno. La prima è stato il vialetto d'ingresso: una fondazione di aggregato riciclato, costipata a strati sotto la pietra che c'era già, con materiale di demolizione al posto di quello di cava e una cava in meno da aprire.
Appunti presi mentre il lavoro procede: cosa attecchisce, cosa cede, cosa fiorisce fuori tempo. Anche le perdite, che sono la parte che nessuno pubblica.
Gli allium sono passati al seme e restano in piedi così, perché la forma vale quanto il fiore. Le stipe sono asciutte da settimane. Da maggio non è stata data acqua a niente.
Certe cose il giardino le chiede e non si trovano da nessuna parte. Nascono così, disegnate per queste fasce e battute da un fabbro a Genova: tondo pieno di acciaio al carbonio, calandrato a freddo, saldature molate fino a sparire. Escono grezze dall'officina, e la patina se la fanno da sole, con gli anni.
Per le erbacee che al primo temporale si aprono al centro e non si richiudono più. L'anello le tiene dall'interno, e nel giro di una stagione scompare dentro la vegetazione che sorregge.
Un'asta sola, con la sfera piena saldata in testa e raccordata fino a sembrare nata lì. Serve a legare una pianta, o a segnare un punto, o soltanto a dare una verticale dove il giardino è tutto disteso.
Una gamba sola, piegata a freddo in un pezzo unico, senza saldature. L'anello resta aperto per potersi infilare attorno alla pianta a stagione già cominciata, quando le radici è meglio non toccarle.
I primi campioni sono in officina.
Per venire a vedere le fasce, per i disegni, o per parlare di un giardino che deve imparare a cavarsela senza acqua.
Costa della Liggia, Zoagli
Casa Komaros