Casa Komaros
Costa della Liggia, Zoagli

Un ramo alla volta

Un versante che scende al mare per fasce, su una terra che l'acqua attraversa senza fermarsi. Il racconto di un giardino, scritto mentre accade.

Graminacee e lavande davanti al mare, al tramonto

Il luogo

Non c'è impianto di irrigazione, e non ci sarà.

Costa della Liggia, Zoagli: una strada che non porta altrove e finisce davanti al cancello, e da lì il versante che scende per fasce, trattenute da muri alzati pietra su pietra da qualcuno che non c'è più. Sotto, il flysch — arenarie e marne posate di traverso — dà una terra sottile e sub-acida, svelta a lasciar andare l'acqua e altrettanto svelta a scendere con lei.

Non è un terreno che si convince. Si asseconda: pacciamare anziché rivoltare, attendere la pioggia anziché anticiparla, lasciare che sia l'estate a scegliere. Quello che a settembre è ancora in piedi ha già detto tutto quello che c'era da sapere.

Il bordo della fascia sul pietrisco, con vista sul versante di olivi

Il lavoro

Sotto gli olivi che c'erano già, il giardino è tutto costruito su una pacciamatura di pietrisco: trattiene l'umidità della notte, tiene giù le infestanti e non chiede nulla in cambio. Sopra, solo piante che in questo clima sanno cavarsela da sole — stipe, santoline, tulbaghia, allium, finocchio selvatico, lavande.

Si va per opere chiuse, una alla volta, senza aprire la successiva finché la precedente non ha passato un inverno. La prima è stato il vialetto d'ingresso: una fondazione di aggregato riciclato, costipata a strati sotto la pietra che c'era già, con materiale di demolizione al posto di quello di cava e una cava in meno da aprire.

Un passaggio di pietrisco fra il melograno e gli olivi
Il pietrisco fa da pacciamatura e da percorso insieme.

Quaderno

Appunti presi mentre il lavoro procede: cosa attecchisce, cosa cede, cosa fiorisce fuori tempo. Anche le perdite, che sono la parte che nessuno pubblica.

Ombrelle secche di allium sopra le santoline e le stipe

Dopo l'estate

Gli allium sono passati al seme e restano in piedi così, perché la forma vale quanto il fiore. Le stipe sono asciutte da settimane. Da maggio non è stata data acqua a niente.

Disegni

Certe cose il giardino le chiede e non si trovano da nessuna parte. Nascono così, disegnate per queste fasce e battute da un fabbro a Genova: tondo pieno di acciaio al carbonio, calandrato a freddo, saldature molate fino a sparire. Escono grezze dall'officina, e la patina se la fanno da sole, con gli anni.

Il tronco di un olivo fra le graminacee e la ringhiera di ferro

Sostegno ad anello

Per le erbacee che al primo temporale si aprono al centro e non si richiudono più. L'anello le tiene dall'interno, e nel giro di una stagione scompare dentro la vegetazione che sorregge.

Varianti
S, M, L
Anello
Ø 40 / 60 cm
Altezza
40 / 55 cm fuori terra, più 25 di infissione
Sezione
tondo pieno Ø 12 mm

Tutore con sfera

Un'asta sola, con la sfera piena saldata in testa e raccordata fino a sembrare nata lì. Serve a legare una pianta, o a segnare un punto, o soltanto a dare una verticale dove il giardino è tutto disteso.

Altezze
90 / 120 / 145 / 180 cm fuori terra
Sfera
Ø 40 mm, piena
Sezione
tondo pieno Ø 12 mm

Tutore avvolgente

Una gamba sola, piegata a freddo in un pezzo unico, senza saldature. L'anello resta aperto per potersi infilare attorno alla pianta a stagione già cominciata, quando le radici è meglio non toccarle.

Anello
Ø 35 cm, apertura ~270°
Altezza
80 cm fuori terra, più 25 di infissione
Sezione
tondo pieno Ø 8 mm

I primi campioni sono in officina.

Contatti

Per venire a vedere le fasce, per i disegni, o per parlare di un giardino che deve imparare a cavarsela senza acqua.

Il sentiero di pietrisco all'imbrunire, fra i cisti e il finocchio

Costa della Liggia, Zoagli

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